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©Flory Brown - Pubblicazione: 1 Aprile 2009


L'Empatia

 

Tazza con violeL'empatia è la capacità d'immedesimarsi nei panni altrui, di sentire ciò che i nostri interlocutori patiscono e di condividerne le gioie. E' una mutua partecipazione alle circostanze della vita ed alle sue vicissitudini, un'esperienza che ci spinge a divenire compassionevoli con i più sfortunati, a comprenderne le difficoltà ed a tentare di aiutarli nel modo a noi più congeniale.

Le persone crudeli che amano deridere i più deboli, come pure coloro che soffrono d'invidia e guardano con occhi vendicativi le fortune del prossimo, non conoscono il significato dell'empatia e difficilmente potranno sperimentarla, se non con qualche particolare individuo che rientri nelle loro grazie.

Pochissimo tempo fa sono venuta a conoscenza del meccanismo scientifico che sta alla base di questo strano fenomeno e di come esso entri in gioco per farci passare da uno stato d'animo all'altro, anche solo osservando la vita di chi ci sta vicino.
Si tratta dei cosiddetti 'NEURONI A SPECCHIO', i quali sono in grado di accendere particolari zone del cervello e farci sentire ciò che prova, ad esempio, un amico che sta assaggiando ottimi confettini alle mandorle. Ben presto s'attiverà una zona cerebrale contente il ricordo di quel delizioso sapore, così c'illuderemo di gustarlo a nostra volta e comprenderemo appieno la soddisfazione del nostro interlocutore.

Se ne deduce, quindi, che siamo in grado di rispecchiarci nel prossimo: ricordando bene quel tipo d'esperienza, parteciperemo al suo sentire riuscendo ad immedesimarci nelle sua stessa condizione, mentre un'assidua frequentazione con questo stato d'animo ci allontanerà, a grandi passi, dall'egoismo e ci condurrà verso la benevolenza e l'altruismo.
Saper ascoltare, dosare bene le osservazioni, le critiche e i consigli, saper mettere da parte il nostro io per fare, dell'altro, il protagonista assoluto di quel momento di comunione, rappresentano alcune delle doti necessarie a definirsi empatici.

Vi sono individui talmente assorbiti dai loro bisogni, dalle avversità o dalla contemplazione beata di loro stessi, da non accorgersi del mondo che ruota intorno incessantemente: essi sono sempre i più sfortunati, i più meritevoli, i più bisognosi e non sentono ragioni quando qualcuno osa protestare per le poche attenzioni ricevute.
Nelle nostre famiglie accade, sovente, che questa trascuratezza porti i ragazzi a soffrire di solitudine, a crescere nell'assenza di un'adeguata educazione ai sentimenti più nobili dell'essere umano.

Vi sono altri casi, viceversa, in cui l'empatia assume un ruolo così importante nella nostra mente, così violento in tutte le sue manifestazioni di dolore condiviso, che diventa quasi impossibile condurre una serena vita sociale. E' ciò che, solitamente, si definisce come 'IPERSENSIBILITA', il contraltare del più becero menefreghismo. In questo penoso stato d'animo, ogni dolore partecipato è vissuto troppo intensamente, come se ci appartenesse: la percezione è quella d'essere afflitti da dolentissime piaghe, brucianti vieppiù alla vista di ogni fratello sfortunato.

Di solito tali persone hanno un vissuto pieno di sofferenze, ingigantiscono a dismisura la loro reattività perché non hanno imparato a prendere le distanze dal proprio dolore e, sicuramente, non sono riuscite ad elaborarlo.
Ho trascorso un periodo simile, ora felicemente superato, qualche tempo addietro e lo avevo definito: 'L'EMPATIA CHE UCCIDE' perché, ogni volta, mi tormentavo ripensando alle sciagure degli altri, o semplicemente, al dolore che leggevo in fondo ai loro occhi. Non si trattava di bontà d'animo, bensì di un IO piuttosto debole, incapace di sostenere il peso della sofferenza altrui nella quale rivedevo il mio stesso affanno.
Fortunatamente tutto il lavoro fatto per rinforzarlo a dovere ha dato i suoi frutti ed ora riesco a consolare gli amici senza rimanerne troppo turbata.

Occorre avere il cuore e gli occhi ben aperti per riconoscere il momento più adatto ad accogliere ciò che ci circonda.
Lo sguardo che cerca di comunicare, di capire l'altro è molto importante in un rapporto di reciprocità ed un'occhiata sfuggente, quanto disinteressata, rimarrà per sempre nel ricordo di un bambino. Questa fragile creatura non troverà il sostegno di cui necessita e si trasformerà, forse, in un individuo altrettanto freddo ed egoista, non conoscerà la gioia che l'empatia trasmette a chi la frequenta d'abitudine, né potrà riscaldarsi al calore dell'affetto che gli amici, riconoscenti, potrebbero donarle.

A chi desidera ampliare il concetto d'empatia consiglio di leggere autori che trattino dei sentimenti più nobili, che diano una grande importanza alla comprensione ed alla benevolenza; fra gli altri voglio ricordare Charles Dickens, il quale mi ha insegnato a detestare la ferocia ed a desiderare d'essere amata con la stessa intensità che saprò dimostrare a chi mi vive accanto.

 

Sono anche simpatica!Smile sorride

Pubblicazione: 1 Aprile 2009

©Flory Brown

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