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©Flory Brown - Pubblicazione: 26 Gennaio 2009

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Il Coraggio della Paura

 

Cavaliere con l'elmoIl titolo di questo pezzo potrebbe trasformarsi nel suo esatto contrario rimanendo difficilmente comprensibile, nonché  paradossale nell’espressione:

“La paura del Coraggio”

Ritengo, invece, che entrambe le asserzioni abbiano un preciso significato, il quale non esula certamente dalle mie esperienze personali.

Prendiamo subito in esame la prima frase, quella del titolo e cerchiamo di comprendere gli argomenti che la sostengono.

Il coraggio d'avere paura

Vale a dire trovare la forza di guardare in faccia i nostri timori ed affrontarne i motivi scatenanti, di affrancarci dalle bugie che ci raccontiamo fingendo d'essere forti e audaci come Don Chisciotte per liberare, alfine, la nostra preziosa energia vitale bloccata. Scopriremo, così, di possedere qualità impreviste, percepiremo la sensazione del vero coraggio il quale, da solo, ci aiuterà ad affrontare la fatica del vivere.

La paura ha un potere paralizzante, se non è gestita dalla forza dell’audacia e della saggezza, così accade, per esempio, negli attacchi di panico dove il timore ci assale come un mare in tempesta sino a soffocarci, mentre il cuore sembra scoppiare nel petto. Si tratta di una paura irrazionale e senza precise motivazioni la quale cerca di nascondere, alla coscienza impreparata, le reali cause del disagio esistenziale e ad offuscarne la minacciosa presenza. Il panico è a tal punto invalidante e rappresenta una problematica tanto smisurata e dolorosa da esplicare appieno la sua precipua funzione: distrarci dal nostro reale tormento, non farci pensare ad esso e mantenerci in uno stato di torpore per tutto il tempo necessario a scoprire nuove risorse psichiche. Non appena avremo l’animo di guardare in faccia la verità, di accettare il dolore e la paura come scomodi compagni delle nostre giornate, proveremo un immediato sollievo dal falso problema concepito nella mente e potremo affrontare la realtà interiore con un coraggio che credevamo perduto.

L’obiettivo si mostra in tutta la sua chiarezza: occorre ritrovare la forza di accettare e sopportare la paura, di farla entrare nella nostra vita riservandole un comodo posticino accanto alla gioia, all’amore, alla speranza, un luogo protetto dove possa svolgere il compito che le è proprio. Essa deve allontanarci dai gesti insensati, mentre c’incoraggia a valorizzare la nostra persona, i principi, la vita stessa, preservando quest’ultima da un inutile turbinio d’azioni inconsulte.

Sul fronte inverso come prospettiva, ma non certamente come positività d’intenti, troviamo l’assioma:

La paura d'avere coraggio

Coloro i quali hanno paura d’esser coraggiosi, in sostanza provano il timore di vivere e non sempre per una sensazione di paralizzante terrore, ma sovente per la paura della paura stessa, che li mantiene in un’immobilità stagnante ed impedisce loro di prendere una qualsivoglia iniziativa. Si parla, a volte, del timore di fallire o di essere abbandonati, di una dipendenza affettiva, di non essere bravi genitori, insomma, è la visione di un futuro catastrofico a fare in modo che la loro mente interrompa il flusso creativo. Tutto ciò è spesso accompagnato dal forte desiderio di non soffrire o di non trovarsi di fronte a decisioni da prendere, colpe da affrontare, responsabilità da sopportare: in una parola si tratta di una resa definitiva davanti alla complessità della vita che non consegna mai un diploma!

Molto spesso persone di questo genere sono ricche d’incredibili risorse e di qualità nascoste, ma non vogliono sapere quanta soddisfazione potrebbero trarre da una vita piena poiché non hanno nessun'intenzione di pagarne il prezzo. Non si tratta, quindi, d’individui realmente paurosi nell’indole, costretti ad accettare una natura pavida e ad accontentarsi degli scarti che il destino ha in serbo per loro, anzi, è sicuramente l’opposto!
Persone di questo genere provano soltanto un reverenziale timore nel dover muovere i primi passi verso una rotta sconosciuta e non desiderano affatto scoprire d’esser più in gamba di quanto credevano.

Tante sono le profonde motivazioni che spingono un individuo sulla strada del sicuro fallimento, prima fra tutte il bisogno di giustificare, confermandola, la mancanza d’amore percepita dalle figure genitoriali. Credo che questa trappola sia di certo la più insidiosa ed, apparentemente invalicabile, la condanna senza scampo alla disfatta ed alla disistima per chi nulla ancora conosce del proprio, immenso valore.

Tirando le somme di questo lungo discorso, termino ricordando che serve molto coraggio per ascoltare le proprie paure, mentre rimane forte la tentazione di ignorarle, di scappare in ogni direzione possibile, ma è soltanto rimanendo presenti a se stessi, vigili e pazienti con le proprie debolezze, che si possono affrontare problemi ritenuti insormontabili.

Solo con un atteggiamento amorevole e deciso verso il nostro Io Bambino  potremo accompagnarlo nel misterioso viaggio fra i sentieri di questo pazzo mondo, al pari nostro, incerto, fragile ed insicuro.
 

Forza!

Pubblicazione: 26 Gennaio 2009

©Flory Brown

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