Una finestra sul mondo


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Drago verdeM’avvidi che anche lui (o lei?) si era accorto della mia presenza, nonostante mi fossi mossa con la velocità di un bradipo e m’osservava, con timore, da qualche minuto: stetti assolutamente immobile, rischiando la paralisi, per fargli credere d’essere un cespuglione innocuo e perché si decidesse, finalmente, a levare le tende per tornare a casina sua.

Non so quanto tempo aspettai, quanti minuti trascorsero in quell’incrociarsi d’occhiate guardinghe, infine l’alieno, rincuorato dalla mia immobilità, si fece coraggio e, molto lentamente, cominciò a mettere in moto i suoi gagliardi muscoli per levarsi da quella scomoda posizione.

Con movimento misurato, sinuoso e lentissimo, si srotolò dal groviglio di sbarre in cui si trovava, pensò bene d’avvicinarsi al terreno passando per gli scuri accostati, si sporse verso uno di essi e cominciò a discenderlo mantenendosi in una verticale perfetta. Rimasi senza fiato: è già inquietante vedere un rettile di quella grandezza muoversi sul terreno, ma poterlo osservare mentre compie siffatti equilibrismi con l’affascinante, ipnotica lentezza che lo caratterizza, mi faceva sentire davvero una privilegiata. Sembrava che anche il tempo scorresse più lentamente e, mentre aspettavo che il serpente terminasse la sua cauta manovra, cominciai ad alzarmi con le solite movenze feline, per avvicinarmi e poterlo scoraggiare dallo scegliere la finestra rotta della cantina. Devo dire che molte cose hanno bisogno di una bell’aggiustatina in questa rustica dimora, ma non ho ancora trovato il limite alla mia pigrizia e la finestra in questione è, da tempo, invito irresistibile per molte creature selvatiche.
Di tanto in tanto il simpatico rettile si accorgeva dei miei movimenti e si bloccava, osservandomi dubbioso, a mia volta fingevo di non esistere e lui, puntualmente, se ne convinceva riprendendo il suo percorso, fino a quando non raggiunse finalmente il terreno. A quel punto poteva prendere diverse direzioni, ma (c’è da dirlo?) senza pensarci troppo prese, risoluto, la via della cantina!

Mi fermai a debita distanza e constatai, ancora una volta, la sua abilità di scalatore che giustificava la presenza delle mute estive tra le tegole e nel sottotetto. Egli, dunque, proseguì il suo imperscrutabile cammino decidendo di battere il record d’arrampicata libera in solitaria: avvicinò la sua graziosa testolina ad un angolo fra due mura portanti e cominciò a salire in verticale aiutandosi con la poderosa muscolatura. Non credevo ai miei occhi, però non me la diede a bere per molto tempo perché riuscì ad arrampicarsi con metà del corpo, poi dovette desistere scegliendo la via più facile per lui, vale a dire quella del panico più totale per me!

Proseguendo, appunto, in orizzontale sul muro, scorse il cardine superiore e vi si appoggiò per ritrovarsi ben presto in cima al portone della cantina; con un balzo felino gli fui accanto brandendo la mia arma e gridando:

“No!... No!... No!...”

Sapevo che il bersaglio successivo sarebbe stata la finestra rotta dalla quale poteva entrare facilmente per nascondersi chissà dove, tra i barattoli di vernice o nella scatola degli attrezzi, così da farmi perdere il coraggio d’entrarvi: sbraitando a più non posso, lo persuasi a scivolare sul marciapiede ed a portarsi verso il giardino dove, dopo una folle corsa, sparì in un baleno.
Ho raccontato quest’eccitante episodio ad alcuni bambini che ne sono rimasti affascinati, mi hanno fatto mille domande ed hanno continuato a sgranare i loro occhioni sognanti, chiedendomi di raccontarlo ancora... e ancora...
 
...ALMENO LORO SI SONO DIVERTITI!

© Flory Brown

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Cassetta della Posta con due occhi nel buio Non mi troverai!