Una finestra sul mondo


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Vassoio di DolciVoglio raccontare di un incontro ravvicinato, quasi del terzo tipo, dove non ci siamo sfiorati, bensì osservati da molto, molto vicino! Ricordo una placida giornata estiva riscaldata da un sole accecante che risvegliava anche gli animi più pigri, era pomeriggio inoltrato e, strano a dirsi, stavo lavando i piatti come una brava casalinga...

Il lavello si trova proprio davanti ad una finestra dalla quale posso osservare il via vai degli uccellini innamorati, il volo delicato di lievi farfalle variopinte, ascoltare il ronzio degli insetti impollinatori che non sanno cosa sia il divertimento e compiacermi delle aiuole fiorite preparate con tanto amore. Tutto questo nonostante l’inferriata che mi protegge dagli intrusi e non mi fa sentire in piena comunione con la natura, ma che svolge egregiamente la sua funzione.

Quel pomeriggio ero sovrappensiero, con il capo chino a controllare il mio prezioso lavoro, mentre mi accompagnava il solito sottofondo della televisione con i suoi programmi d’intrattenimento. Vi fu un momento poi, un lungo, lunghissimo attimo, in cui alzai lo sguardo per cercare una piacevole distrazione e mi trovai di fronte a qualcosa che non sembrava credibile!
Davanti al mio sguardo impietrito si mostrava, in tutto il suo splendore, un lunghissimo serpente maculato di verde iridescente: era immobile, aggrappato con perizia alle inferriate, come se stesse riposando dopo un’estenuante partita di caccia. Da tempo conoscevo quest’animale che prospera vicino alla mia abitazione, non è velenoso ma inquietante per le sue dimensioni. Il tizio alla finestra era senza dubbio molto bello: di color crema sul ventre, aveva il dorso virante al verde scuro, screziato nei toni più vari dello stesso colore e sembrava ben pasciuto, visto che anche i topi campagnoli trovano qui un habitat ideale.
Nonostante la sua evidente bellezza, fui colta così alla sprovvista da quell’apparizione che, fatto qualche passo indietro, iniziai a strillare non proprio come un’aquila impazzita, ma lo feci a lungo ripetendo:

“Aaaah... Aaaah... Aaaah..."

Non appena ripreso il controllo e sconvolta da quella inaspettata reazione, il segnale di un timore che non sapevo d’avere, afferrai la mia arma preferita, la fida scopa della casalinga coraggiosa ed uscii con circospezione rimuginando sul da farsi.
Osservandolo fissamente, camminai piano verso il sedile in sasso davanti all’uscio di casa e mi accomodai brandendo l’arma, per sentirmi più sicura e pronta all’azione; mi disposi ad un’attesa indefinita, con i nervi tirati ed ogni senso pronto a raccogliere il più piccolo segnale che m’indirizzasse verso la giusta mossa da fare. Non conosco bene questi rettili, ma so che sono velocissimi, soffiano quando hanno paura, possono colpire con dolorosi fendenti della coda e mordere altrettanto dolorosamente senza risultare mortali, quindi speravo che il bell’addormentato si decidesse a muoversi per togliermi al più presto da quella snervante fissità.

© Flory Brown

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Sole di giugno