Iniziale: F per Modi di Dire e Proverbi-Significato
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Facciamo un brindisi! 

Brindisi deriva dallo spagnolo "brindis", a sua volta originato dal tedesco " bring dir's " che significa "lo porto a te". Questa frase lascia intendere di porgere all'altro il bicchiere o il saluto ed era usata anticamente, appunto, dalla popolazione germanica. Al giorno d'oggi i tedeschi adoperano la parola latina "prosit!" che significa "sia a tuo favore". Qualunque sia la formula usata è sempre piacevole ricevere un augurio di buona sorte o festeggiare un felice avvenimento.
Nel 1800 questo modo di dire era già molto famoso.

Fare come l'asino di Buridano 

Significa "mostrarsi troppo indecisi" e deriva da una favola attribuita al filosofo francese Jean Buridan, vissuto a Parigi nei primi del 1300. La favola racconta di un asino che, sfinito dalla fatica, si trovò a dover scegliere se mangiare prima l'avena oppure bere l'acqua. Non sapendo decidersi in alcun modo, finì per morire di fame e di sete. La morale è che non bisogna tardare troppo a prendere una decisione.
Secondo una ricerca in rete, fa la sua prima comparsa intorno al 1851.

Fare fiasco

 

Ha origine dal mondo teatrale e vuol dire "fallire clamorosamente", come talvolta accadeva al termine di uno spettacolo che non riscuoteva alcun successo. L'episodio a cui si riferisce ebbe luogo durante il 1600 e accadde allo sfortunato attore bolognese Domenico Biancolelli, detto Dominique, che passò alla storia come uno degli Arlecchini più famosi. Dominique ebbe la malaugurata idea d'inventarsi un monologo che aveva per tema il "fiasco", inteso come oggetto, purtroppo non fece ridere nessuno e, da allora, il termine "fiasco" diventò sinonimo di "insuccesso".

Fare il gioco dell'uva, ognuno a casa sua!

 

Uva bianca rideMolti proverbi si presentano con la rima che, nelle traduzioni dal dialetto all'italiano, si perde inevitabilmente.
E' il caso di questo 'Facciamo il gioco dell'uva,..' dove, nella forma dialettale del centro-sud Italia, la rima è comprensibile e così lo 'strano' uso del frutto dell'uva:

green facemo lu jocu dell'ua, ognuno a casa sua!

Sembra che il detto fosse riferito ai bambini, alcuni ricordano ancora l'entusiasmo all'idea di un nuovo gioco e la successiva, triste delusione.
I piccoli, infatti, quando si riuniscono nel cortile o a casa di qualche amichetto, ovviamente passano tutto il tempo a giocare, a inventare nuovi passatempi e non ne hanno mai abbastanza.
I genitori, dunque, per disperdere la gioiosa combriccola o per rientrare da una compagnia fuori casa, si rivolgevano ai bambini inventando un nuovo gioco, appunto, per il quale tutti devono tornare a casa, ritrovando la desiderata tranquillità.

Fare i salamelecchi

 

Comportarsi in maniera affettata, cerimoniosa, spendendosi in troppi complimenti. Il detto deriva da un antico saluto musulmano: "Salam' aleikum" che, in arabo, significa "Pace a voi" (nella forma singolare "Salam' aleik" cioè "Pace a te"). A questo saluto si è soliti replicare invertendo le parole, "Aleikum salam", una conferma rovesciata tipica anche di alcune forme di saluto cristiano.
In Italia compare fin dal 1834.

Fare la pioggia e il bel tempo (e altri modi di dire)

<Sul tempo>

In un contesto preciso si dice di chi abbia l'abilità o il potere di disporre di ogni cosa a suo piacimento. E' una chiara allusione all'influenza esercitata, nei tempi antichi, dagli astrologi i quali, a detta del popolo, "facevano la pioggia e il bel tempo". Nell'antichità, prima di avventurarsi in qualche impresa, si consultavano sempre gli astrologi sulle presenti e future condizioni atmosferiche.

Fare alto e basso (dai "Promessi Sposi" capitolo 9)
Fare il bello e il cattivo tempo

Batter la solfa (la musica): riferito a chi dirige la musica ossia fare e disfare, comandare.

Esser l'oracolo: di colui che prende importanti decisioni come gli oracoli nei tempi antichi, quando venivano consultati per ogni grave risoluzione da prendere.

Fare la tara 

"Fare la tara" si usa di fronte ad un'affermazione che si presenta o si sospetta esagerata, provenendo da fonte poco attendibile o criticabile per altre motivazioni. Si vuole, quindi, diminuirne il valore o l'entità per riportarla alle giuste proporzioni, alle più probabili, proprio come si fa con la merce quando le si toglie l'imballaggio che la contiene (tara).
Compare in Italia fin dal 1828.

Fare un tempo da lupi<Sul tempo>

Si dice quando piove, nevica o grandina in modo inusuale, quando il tempo è pessimo e non fa sperare in un cambiamento. Compare, per la prima volta, intorno al 1871.

Farla in barba

 

Vuol dire prendere in giro, burlarsi di qualcuno, agire in modo sconveniente e cavarsela, anche nei confronti della legge. L'origine del detto è il rispetto che, nei tempi andati, si portava a chi aveva la barba lunga e ben tenuta, simbolo di sensatezza e autorità. Si prestava giuramento sulla barba, non si osava toccare quella altrui o tirarla per non arrecare offesa. Rasarsi o perdere la barba era segno di sventura.
Secondo una ricerca effettuata in rete, compare intorno al 1827.

Furbo di tre cotte 

Se si è un "furbo di tre cotte" significa che si è veramente astuti e ingegnosi! Si riferisce a certi alimenti che vengono cotti diverse volte prima di essere serviti, cosicché raggiungano il giusto grado di finezza. E' il caso dello zucchero raffinato che si definisce tale quando è di tre o sei cotte.
Se ne ha notizia fin dal 1851.

Nel romanzo eroicomico "Malmantile racquistato" di Lorenzo Lippi, vissuto nel milleseicento, ricco di proverbi e detti popolari tipici della Firenze di allora, è citato il "furbo di sette cotte". In questo modo di dire il sette viene usato in quanto numero enigmatico e prodigioso.

 

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