Il Principe Felice pag.2 - Audio favola letta da Flory Brown
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Il Principe Felice (2)
 
Fiaba Audiolibro di Flory Brown

Scrittore Malato

 

 

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Allora il Rondinotto rivolò dal Principe Felice e gli raccontò quello che aveva fatto.

"E' strano", osservò, "ma benché faccia un freddo cane, adesso ho caldo."
"Perché hai compiuta una buona azione", gli disse il Principe.

Il piccolo Rondinotto incominciò a pensare, ma subito si addormentò: il pensare gli metteva sempre addosso un gran sonno.
Quando il giorno spuntò, volò giù al fiume e prese un bagno.

"Che fenomeno straordinario!",
esclamò il Professore di Ornitologia che passava in quel momento sul ponte.
"Una Rondine d'inverno!"
E mandò al giornale locale una lunga lettera in proposito. Tutti la citarono: era costellata di un sacco di vocaboli che nessuno capiva.

"Questa sera parto per l'Egitto",
disse il Rondinotto e questa previsione lo mise di ottimo umore. Visitò tutti i monumenti pubblici e rimase a lungo seduto in cima al campanile della chiesa. Dovunque andasse, i Passeri cinguettavano e bisbigliavano tra di loro:
"Che forestiero distinto!"
Cosicché il Rondinotto si diverti un mondo.

Quando la luna sorse, rivolò dal Principe Felice.
"Hai qualche commissione da darmi per l'Egitto?", disse. "Sono di partenza."

"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto", disse il Principe, "non vuoi restare con me ancora una notte?"

"In Egitto mi aspettano", rispose il Rondinotto. "Domani, i miei amici, voleranno fino alla Seconda Cateratta. Laggiù, tra i giunchi, se ne sta accovacciato l'ippopotamo e, su un grande trono di granito, siede il Dio Memnone. Tutta la notte egli contempla le stelle e quando risplende la stella del mattino, proferisce un unico grido di gioia e poi tace. A mezzogiorno i leoni fulvi scendono a bere all'orlo dell'acqua. Hanno occhi simili a verdi berilli e il loro ruggito è più forte del ruggito della cateratta".

"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto", disse il Principe, "lontano lontano, dall'altra parte della città, vedo un giovane in una soffitta, appoggiato a una scrivania ingombra di carte e, in un boccale accanto a lui, c'è un mazzolino di viole appassite. Ha i capelli bruni e crespi, le sue labbra sono rosse come una melagrana e i suoi occhi sono grandi e sognanti. Sta sforzandosi di terminare una commedia per il Direttore del Teatro, ma ha troppo freddo per poter seguitare a scrivere. Non c'è fuoco nel suo camino e la fame lo ha fatto svenire".

Rondinotto Dorme
"Va bene, aspetterò presso di te un'altra notte",
disse il Rondinotto, che aveva proprio un cuore d'oro.

"Devo portargli un altro rubino?"

"Ahimè, non ho più rubini, ormai", disse il Principe, "tutto ciò che mi è rimasto sono i miei occhi, ma sono fatti di zaffiri rari, e furono portati dall'India più di mille anni fa. Strappane uno e portaglielo. Lo venderà al gioielliere, e si comprerà legna da ardere, e finirà la sua commedia".

"Caro Principe", disse il Rondinotto, "io non posso fare questo."

"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe piangendo, "ubbidiscimi, ti prego."

Cosi, il Rondinotto, strappò l'occhio del Principe e volò fino alla soffitta dello studente. Era facile entrarvi, perché nel tetto c'era un buco. Il Rondinotto vi sfrecciò attraverso e penetrò nella stanza. Il giovane aveva il capo affondato tra le mani, perciò non avvertì il frullio d'ali dell'uccello e quando alzò gli occhi vide il bellissimo zaffiro adagiato in mezzo alle viole appassite.

"Incominciano ad apprezzarmi!", gridò; "certo me lo manda qualche grande ammiratore. Adesso potrò finalmente terminare la mia commedia!" Ed era tutto felice.

Il giorno dopo il Rondinotto volò giù al porto. Si posò sull'albero di una grossa nave e stette a osservare i marinai che, a forza di funi, calavano su dalla stiva pesanti casse.
"Oh-issah!", si gridavan l'un l'altro, a mano a mano che le casse salivano.
"Io vado in Egitto!", garrì il Rondinotto, ma nessuno gli badò e quando spuntò la luna, volò ancora una volta dal Principe Felice.
"Sono venuto a salutarti", gli disse.

"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto", disse il Principe, "non vuoi rimanere con me ancora per questa notte?"

"E' inverno ormai", rispose il Rondinotto, "e fra poco arriverà la fredda neve. In Egitto il sole è caldo sulle verdi palme e i coccodrilli riposano nel fango e si guardano attorno con occhi pigri. I miei compagni stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec e le colombe, rosee e bianche, li guardano e tubano tra loro. Caro Principe, debbo lasciarti, ma non ti dimenticherò mai e la prossima primavera ti porterò due gemme bellissime, al posto di quelle che tu hai regalato. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa e lo zaffiro sarà azzurro come il vasto mare."

Vai

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"Nella piazza qua sotto", disse il Principe Felice, "ci sta una piccola fiammiferaia. I fiammiferi le sono caduti nella cunetta del marciapiedi e si sono tutti bagnati. Suo padre la picchierà, se non porterà a casa un po' di danaro e perciò la piccola piange. Non ha né calze né scarpe e la sua testolina è nuda. Strappa l'altro mio occhio e portaglielo, cosi suo padre non la batterà."
"Resterò con te ancora per questa notte", disse il Rondinotto, "ma non posso strapparti l'altro occhio. Rimarresti completamente cieco."
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto", disse il Principe, "fa come ti dico."

Cosi il Rondinotto strappò l'altro occhio del Principe e sfrecciò giù nella piazza. Passò roteando accanto alla piccola fiammiferaia e le fece scivolare il gioiello nel palmo della mano. Fiammiferaia Povera
"Che bel pezzettino di vetro!", esclamò la bambina e corse a casa ridendo.

Poi il Rondinotto ritornò dal Principe.
"Adesso sei cieco", disse, "perciò io resterò con te per sempre."
"No, piccolo Rondinotto", mormorò il povero Principe, "tu devi andare in Egitto."
"Resterò con te per sempre", ripeté il Rondinotto e dormì ai piedi del Principe.

Poi, tutto il giorno seguente, se ne stette appollaiato sulla spalla del Principe e gli raccontò quello che aveva veduto in paesi lontani. Gli parlò dei rossi ibis, che sostano in lunghe file sulle rive del Nilo e col becco acchiappano pesciolini dorati; gli parlò della Sfinge, che è vecchia quanto il mondo e vive nel deserto e conosce ogni cosa; gli parlò dei mercanti che viaggiano piano al fianco dei loro cammelli e recano, tra le mani, rosari d'ambra; gli parlò del Re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano e adora un enorme cristallo; gli parlò del grande serpente verde che dorme in un palmizio ed è nutrito da venti sacerdoti con focacce di miele; gli parlò infine dei pigmei, che veleggiano su un grande lago sopra larghe foglie piatte e sono sempre in guerra con le farfalle.

"Caro Rondinotto", disse il Principe, "tu mi parli di cose meravigliose, ma più meraviglioso di qualsiasi cosa è il dolore degli uomini e delle donne. Non vi è Mistero più grande della Miseria. Vola sulla mia città, piccolo Rondinotto e raccontami quello che vedi."

Cosi il Rondinotto volò sopra la grande città e vide i ricchi gozzovigliare nelle loro splendide dimore, mentre i poveri sedevano fuori, ai cancelli. Volò in bui vicoli, e vide i visi bianchi dei bambini affamati che fissavano, con occhi assenti, le strade oscure.

Sotto l'arcata di un ponte, due ragazzini si stringevano l'uno all'altro cercando di riscaldarsi a vicenda.
"Che fame, abbiamo!", dicevano.
"Non potete dormire laggiù", gridò la guardia e i due bambini si allontanarono sotto la pioggia.
Allora il Rondinotto tornò indietro e raccontò al Principe quello che aveva veduto.
"Sono tutto ricoperto d'oro fino", disse il Principe, "tu devi togliermelo di dosso, foglia per foglia e darlo ai miei poveri: i vivi credono che l'oro possa renderli felici."

I Poveri e le Foglie d'OroIl Rondinotto piluccò via foglia dopo foglia del fine oro, finché il Principe Felice divenne tutto opaco e grigio. Foglia per foglia del fine oro egli portò ai poveri e le facce dei bambini si fecero più rosate ed essi risero e giocarono giochi infantili nelle strade.

"Abbiamo pane, adesso!", gridavano.

Poi, venne la neve e dopo la neve venne il gelo. Le strade sembravano pavimentate d'argento, tanto erano lucide e scintillanti; lunghi ghiaccioli, simili a lame di cristallo, pendevano dalle gronde delle case; tutti giravano impellicciati e i ragazzini indossavano cappucci scarlatti e pattinavano sul ghiaccio.
Il povero piccolo Rondinotto aveva sempre più freddo, ma non voleva lasciare il Principe, gli voleva troppo bene. Raccoglieva briciole fuor dell'uscio del fornaio, quando questi aveva la schiena voltata e cercava di scaldarsi battendo le ali.
Ma, alla fine, capì che era prossimo a morire. Ebbe giusto la forza di volare un'ultima volta sulla spalla del Principe.

"Addio, caro Principe", mormorò, "mi permetti che ti baci la mano?"

"Sono contento che tu vada in Egitto, finalmente, piccolo Rondinotto", disse il Principe, "sei rimasto qui anche troppo tempo, ma tu devi baciarmi sulle labbra, perché io ti amo".

"Non è in Egitto che io vado", disse il Rondinotto, "vado alla Casa della Morte. La Morte non è forse la sorella del Sonno?"
E baciò il Principe Felice sulle labbra e cadde morto ai suoi piedi.

In quel momento si udì nell'interno della statua uno strano crac, come se qualcosa si fosse rotto. Il fatto è che il cuore di piombo si era spaccato netto in due.

Vai

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Certo faceva un freddo cane.
Il mattino seguente, per tempo, il Sindaco andò a passeggiare nella piazza sottostante in compagnia degli Assessori. Nel passare dinnanzi alla colonna, alzò gli occhi verso la statua:

"Dio mio ! Com'è conciato il Principe Felice!", esclamò.
"Davvero ! Com'è conciato!", esclamarono gli Assessori, che ripetevano sempre quel che diceva il Sindaco e andarono tutti su per vedere meglio.
"Gli è caduto il rubino dall'elsa della spada, gli occhi non ci sono più e la doratura è scomparsa", disse il Sindaco, "insomma, sembra poco meno che un accattone!"
"Poco meno che un accattone" ripeterono in coro gli Assessori vicini.
"E qui, ai piedi della statua, c'è persino un uccello morto!", proseguì il Sindaco. "Dobbiamo assolutamente emanare un'ordinanza che agli uccelli non sia permesso di morire qui!"

E lo Scrivano Pubblico prese appunti per la stesura del decreto.
Così tirarono giù la statua del Principe Felice.
"Dal momento che non è più bello e non è nemmeno più utile", osservò il Professore di Belle Arti dell'Università.
Quindi fusero la statua in una fornace e il Sindaco indisse un'adunanza della Corporazione, per decidere quel che si doveva fare del metallo.
"Dobbiamo costruire un'altra statua", disse, "e sarà la mia statua."
"La mia", ripeté ciascuno degli Assessori e litigarono. L'ultima volta che ebbi loro notizie stavano ancora litigando.
"Che cosa curiosa!", disse il sorvegliante degli operai della fonderia.
"Questo rotto cuore di piombo non vuole fondersi nella fornace. Bisogna che lo gettiamo via."
E lo gettarono, infatti, su un mucchio di spazzatura, dove avevano buttato anche il Rondinotto morto.

"Portami le due cose più preziose che trovi nella città" disse Dio a uno dei Suoi Angeli e l'Angelo gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto.

"Hai scelto bene", gli disse Dio, "poiché nel mio giardino del Paradiso, questo uccellino canterà in eterno e, nella mia città d'oro, il Principe Felice mi loderà".

 

Pag. 2 di 2 - Il Principe Felice
(Oscar Wilde)
 Lettura: ©Flory Brown

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