Il Castagno: Storia e Antiche Tradizioni - Flory Brown
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Nel passato, in tempi di carestia, il pane veniva fatto con farina di castagne mista a farina di cereali e, fin troppo spesso, si consumava la polenta dolce "Pulènda", perché non v'era altro modo di sopravvivere all'inverno. Le castagne più piccole venivano fatte seccare sul "caniccio" e, quindi, ridotte in soffice farina.

Leggi un'antica ricetta... [Scheda 03] 

Tante sono le ricette in cui si adoperavano le castagne: frittelle, gnocchi, creme, castagnacci, marmellate, torte ed altre ancora, alle quali si aggiungono quelle moderne piuttosto elaborate, ma non meno appetibili.

Esistono molti proverbi legati all'albero del castagno ed ai suoi doni, eccone alcuni della regione del Pistoiese:

  • Quando i fior copron la foglia non si trova chi le coglia
Valeva come augurio per un'annata di raccolto così abbondante da non trovare manodopera sufficiente a raccoglierlo.
  • San Simone vien con la pertica e il bastone
Per il 28 Ottobre, giorno di S. Simone, se ancora vi erano castagne sull'albero sarebbero cadute con le prossime bufere.
  • Cento anni ho e cento mi ritrovo dammi una piallatina e torno novo
Si riferisce al resistente legno di castagno, usato nella costruzione dei mobili e facile da mantenere in buono stato.
 
Consultazione Bibliografica: Umberto Mannucci, Di castagne e d'altro, Comunità Montana Val di Bisenzio, Vernio, 1990.

Le pagine dei Modi di dire e Proverbi

 
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"Questo è il sistema autentico, montanino, di fare la polenta con la farina di castagne.

Si mette al fuoco il paiolo con due terzi d'acqua leggermente salata.
Appena bolle, si versa tutta insieme la farina dolce, senza mestare e si fa cuocere per circa mezz'ora. La farina resterà in parte fuori dall'acqua e affonderà lentamente durante la cottura.

Si toglie dal fuoco il paiolo quando la farina è completamente affondata e si scola tutta l'acqua in un recipiente.
Si introduce il paiolo nel bugnolo* e si mesta energicamente col mestone aggiungendo un po' dell'acqua tolta precedentemente per raggiungere la giusta solidità e si continuerà fino a quando tutta la farina è ben sciolta e l'impasto "nastra".

A questo punto si ravvierà al centro il contenuto del paiolo con una paletta di legno bagnata nell'acqua di cottura, dandogli la forma di cupola.
Si rimette poi il paiolo al fuoco e con una breve fiammata si farà formare la "vescia", cioè una intercapedine fra le pareti del paiolo e la polenta, in modo che questa con un un colpo deciso sullo spianatoio, si stacchi facilmente dal recipiente.

La polenta dolce fredda si mangia anche abbrustolita sul treppiede, riscaldata in forno, fritta a tocchetti con lo strutto di maiale."

"Atro modo di fare la polenda: quando bolle l'acqua nel paiolo una persona butta giù la farina dolce piano, piano e, nello stesso tempo, un'altra la mesta fino a cottura."


*Bugnolo
, tronco svuotato di castagno dove può alloggiare il paiolo, usato per mestare la polenta fuori dal fuoco." 

Dal volume di Umberto Mannucci, Di castagne e d'altro, Comunità Montana Val di Bisenzio, Vernio, 1990.

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©Flory Brown
Pubblicazione: 22-12-08
Revisione: 1-dic-15

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